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Sembra scontato, ma esporre teorie o tesi su come gli archivi debbano essere catalogati per una fruizione efficace, va a cozzare contro i dibattiti di esperti del settore che innanzi tutto esprimono la necessità di avere una catalogazione corretta che dia completezza di quel che l’archivio contiene. Nulla da dire. Una catalogazione corretta è sinonimo di facile consultazione. Ma la catalogazione in cosa consiste? Inventariare tutti i documenti in un titolario che indichi chiaramente dove trovare il documento. È la prima fondamentale operazione che va effettuata in un archivio. Fatto questo, seguono le buone norme per la consultazione che sono espresse dai vari enti in modo diverso, ma con lo stesso significato, cioè, fare si che l’archivio sia tutelato come forma cartacea che come unicità.
Quando in un archivio sono state prese tutte le precauzioni possibili: inventariazione efficace e tutela, viene spontanea la domanda: come viene consultato? A questo punto si ritorna all’origine, cioè: è utile dare in pasto a studiosi, ricercatori, curiosi, i documenti d’archivio, specie quelli antichi? Con le nuove tecnologie, un buon numero di centri archivistici, hanno messo on-line parte del loro patrimonio che però ne diventa difficile la ricerca perché generalmente si basa su pochi campi di consultazione. Una domanda viene spontanea: come sono strutturate le ricerche, siano esse on-line o nei centri archivistici? Come detto, si rifanno a pochi campi che non danno la possibilità di approfondire ed alleggerire tale ricerca.

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